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Riapre il caso LUANA D'ORAZIO

Luana D'Orazio è uno dei numerosi nomi che compaiono nelle statistiche inerenti le "morti sul lavoro" e che mi ha lasciato, come ogni singola tragedia che coinvolge ragazzi morti sul lavoro, un profondo senso di impotenza e di delusione, nei confronti di una giustizia e di uno stato che continuano a deludere i cittadini.



La morte sul lavoro

Luana perde la vita a 22 anni il 3 maggio 2021 in una fabbrica tessile a Montemurlo, in provincia di Parma.

La giovane mamma (all'epoca il figlio aveva 2 anni), viene schiacciata tra i rulli di un orditore poiché la macchina tessile era priva delle griglie di protezione funzionanti; risulteranno infatti bloccate (così come evidenziato dalle foto allegate al processo), da viti con ragnatele presenti; evidenza del fatto che da mesi la macchina non era in sicurezza.


Chi rispose all'epoca?

Ci sono voluti circa quattro anni di processo per vedere l'assoluzione immediata dei due titolari (moglie e marito), che hanno preso 2 anni e 1 anno e mezzo di carcere, ma che con patteggiamento, hanno evitato ogni singolo giorno di carcere e al termine del processo si è vista anche l'assoluzione del tecnico che ha voluto il processo e che risulta assolto in primo grado a novembre 2025.

In questi anni l'azienda ha continuato ad operare senza alcuna restrizione, dopo aver sistemato le griglie di protezione, rendendo così nuovamente sicure le griglie di protezione. Emma Marrazzo, la mamma di Luana, ha sempre dichiarato quanto quella sentenza e il lungo processo l'abbia amareggiata; ancora oggi dorme a volte con il pigiama della figlia e manda il buongiorno a Luana ogni mattina sul cellulare: non avendo il coraggio di spegnerlo. Il figlio ormai di sei anni vede la madre sul cellulare.

Queste tragedie segnano profondamente le persone, specialmente se si esce da un processo senza nessuna pena e senza colpevoli.


Le statistiche ci dicono che l'80% delle colpe sono attribuite ai lavoratori!

Ritengo personalmente che le statistiche vadano sempre prese con le pinze. Possibile che l'unica colpevole della propria morte, sia Luana?

Il D.Lgs. 81/2008 e smi all'art. 20 (Obbligo dei lavoratori) recita: "Il lavoratore si prende cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro". Mi soffermo spesso sul termine "persone" e non "lavoratori" citato dalla norma; ciò che manca in Italia è la "Cultura della Sicurezza", il prendersi cura gli uni degli altri. Possibile che tra DDL, RLS, RSPP, PREPOSTI e LAVORATORI aziendali, nessuno si sia preso a cuore una ragazza di 20 anni?


La riapertura del processo

Poche settimane fa il dott. Luca Tescaroli, procuratore di Prato, aveva annunciato il ricorso in appello: possibile che nessuno debba mai pagare per quello che è successo? Esistono le norme, ma non vengono rispettate! Gli enti di formazione che organizzano i corsi di sicurezza ed erogano gli attestati, sembrano non avere efficacia; ricordate sempre che sono "pezzi di carta" e se cadono a terra, nessuno li raccoglie. Non sono gli attestati che ci fanno diventare PREPOSTI o RLS, siamo noi che dobbiamo cambiare e fare in modo di proteggere le persone che non lo sanno fare.

Ai miei studenti, durante le lezioni, dico sempre che devono essere matite gialle e mostro loro una foto.



Mi auguro che la riapertura del processo porti a rivedere tutto e a fornire risposte. Non vorrei che tutto diventasse un circolo mediatico che aggiunge dolore a dolore, ma che serva a fissare su una lavagna colpe e responsabilità.

Non si può liquidare tutto per il risarcimento erogato e dovuto ai familiari e non bisogna fermarsi alla mera parte economica; il nostro codice penale ha una letterina magica che è la lettera "O" del nostro alfabeto: o paghi o vai in galera.

Dobbiamo rivedere tutto il sistema e nel 2026 ritengo sia auspicabile.


Pensiero personale

Un grande abbraccio alla mamma e al figlio di Luana.


"Le vittime degli incidenti sul lavoro sono persone che escono di casa con progetti per il futuro e attività dirette ai loro cari. Il luogo di lavoro deve essere il posto da cui si torna. Sempre." (Sergio Mattarella)

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